La Mindfulness – che cosa è ?

In poche parole

(Di Fabiana Pefardo)

Angelo è a cena con la sua famiglia, sua figlia Martina sta raccontando con passione un avvenimento che le è capitato ma Angelo è distratto, continua a pensare alla discussione che ha avuto oggi in ufficio e “si perde” il racconto di Martina, “si perde” la condivisione di un’esperienza e i potenziali benefici di questo momento sulla loro relazione e sul suo benessere.

Paola ha una gara alla quale tiene molto ma non riesce a concentrarsi, è preoccupata, pensa al momento, come se lo vedesse già, in cui sbaglierà e rimane agitata per tutta l’esibizione. Alla fine non sbaglia ma “si è persa” il suo momento di gioia, di divertimento, di gratificazione e di crescita derivante dal godersi un qualcosa che le piace tanto fare, attraverso cui può stare bene.

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Guido sente di aver sbagliato a parlare in questo modo a Marta, la sua compagna, che si è   arrabbiata molto ed è andata via. Ora Guido è a sua volta arrabbiato per quello che ha   fatto,   deluso e desidera solo allontanare questa esperienza, non pensarci più perché al   momento prova troppo dolore nel farlo. Così facendo però difficilmente imparerà qualcosa   dall’esperienza, pur negativa, vissuta e la prossima volta potrebbe “sbagliare” di nuovo.

Sono solo esempi, ma quante esperienze simili ognuno di noi potrebbe raccontare    pensando alla propria vita, alle proprie giornate o anche soltanto ad oggi.


Stiamo davvero vivendo nel presente?

Fisicamente è così, ma probabilmente i nostri pensieri sono proiettati verso il futuro o nel passato, impedendoci di cogliere il “qui e ora”.

Non sempre siamo completamente parte attiva di ciò che sta succedendo in noi e attorno a noi momento per momento, anche se il presente è l’unico lasso di tempo di cui disponiamo senza alcuna indeterminatezza.

Spesso ci lasciamo trascinare dai ricordi del passato, dalle preoccupazioni per il futuro o dall’esprimere giudizi su ciò o su chi abbiamo davanti ai nostri occhi, su noi stessi, su quello che stiamo facendo, pensando o provando. Tutto questo ci condiziona, ci “sposta da un’altra parte”, come accade negli esempi iniziali di Angelo e di Paola. La Mindfulness può diventare un aiuto prezioso per rientrare in contatto con il momento presente. Mediante la mindfulness possiamo avere consapevolezza momento per momento, ogni giorno della nostra vita quotidiana.


“Mindfulness” è un termine inglese che si può tradurre come “consapevolezza”, ma con un’accezione particolare. La descrizione diventata “classica” è quella di Jon Kabat-Zinn, uno dei pionieri di questo approccio. “Mindfulness” significa “prestare attenzione”, ma in un modo specifico:

  • con intenzione
  • al momento presente
  • in modo non giudicante

Può essere interpretata come un modo per coltivare una più piena presenza all’esperienza del momento, al qui e ora.

L’approccio della mindfulness deriva ed è basato sulla meditazione di consapevolezza e consiste nell’offrire un livello di pratica di meditazione che sia adeguato e adatto alla quotidianità, a tutto quello che sperimentiamo tutti i giorni. Consiste in un approccio che possa anche aiutarci a porci in un differente modo di fronte al disagio, che spesso sperimentiamo.

La Mindfulness non è una tecnica di rilassamento, non serve a svuotare la mente, non è una formula per farci diventare “buoni” , accettare tutto, accogliere senza critiche quello che ci accade.


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La Mindfulness è un gesto che parte dall’attenzione e dalla maniera in cui la utilizziamo ed è così semplice che proprio questa semplicità ne rappresenta la vera difficoltà. Noi fatichiamo molto ad essere semplici. Una capacità di più intensa presenza al qui e ora ci offre esperienze inaspettate, ricche del momento presente, della pienezza del vivere.

Nello stesso tempo però, la totalità dell’esperienza contiene inevitabilmente anche il suo lato “negativo” cioè il disagio, la sofferenza, il dolore. E qui entra in gioco uno degli aspetti più stimolanti della mindfulness che ci chiede e ci insegna a non allontanare e a non respingere questo “negativo”, come fa invece Guido nell’ultimo degli esempi iniziali, ma a farne presupposto di crescita. In questo consiste l’aspetto cui si riferisce la parola “accettazione/accoglienza”.

Non possiamo sfuggire agli aspetti negativi della nostra vita, ma la prospettiva della consapevolezza ci dà una possibilità che può sembrare assurda: entrare in contatto con il disagio e la sofferenza, imparare a dedicare attenzione, ad accettare quello che non ci piace, che non vogliamo, che ci fa soffrire, anche quando la tendenza automatica, istintiva è quella di fare esattamente l’opposto. Attraverso la consapevolezza sperimentiamo che in questo atto che ci appare incomprensibile troviamo un’occasione di fare spazio, di lasciar essere e quindi di essere meno condizionati e oppressi dalle cause del disagio. E attraverso ciò ci poniamo nella condizione di trovare, se ci sono, i modi più efficienti per gestire o risolvere i motivi di sofferenza.

L’utilizzo primario riguarda da sempre l’ambito clinico. Nonostante ciò negli ultimi tempi la mindfulness è stata applicata anche nel settore educativo ed in quello delle organizzazioni come proposta di uno stile di vita più salutare in quanto più consapevole.

L’approccio della mindfulness ha un forte legame con la ricerca e il mondo scientifico. Scienziati, ricercatori, clinici hanno da subito cercato di verificarne l’effettiva efficacia e i meccanismi di funzionamento. La ricerca che ne è derivata ha prodotto ad oggi diverse centinaia di articoli pubblicati ogni anno sulle principali riviste scientifiche di settore.

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